Festa di S.Efisio

la Storia

Le  foto  del  Convegno  25  febbraio  2005

Da tre secoli e mezzo si ripete la festa di Sant'Efisio per mantenere il voto fatto al santo in cambio della cessazione della peste. Tra carri di buoi e sfilate di costumi di tutta la Sardegna.

                         

La festa di Sant'Efisio ha una lunga storia, che come tutti i racconti più belli ha un inizio drammatico e un lieto fine.

Tutto cominciò nel 1656, quando a Cagliari infuriava già da quattro anni la madre di tutti i mali: la peste bubbonica, che aveva decimato la popolazione.

Narra la leggenda che fu grazie all'intervento di S. Efisio morto a Nora nel terzo secolo d.C.; al quale l'amministrazione cittadina si rivolse; l’appello fu ascoltato e la peste cessò miracolosamente. Da allora ad oggi sono passati 349 anni, e senza interruzioni la popolazione di Cagliari e dei paesi limitrofi ha sempre mantenuto la promessa fatta al tempo della peste, quella di portare un simulacro del santo in processione dalla chiesa di Sant’Efisio a Cagliari fino a quella di Nora e ritorno.

La peste era arrivata dal mare nell'Isola di Sardegna nel 1652. Gli untori furono marinai catalani partiti da Tarragona, antica città romana a sud di Barcellona, sbarcarono da una tartana, un veliero da carico, insieme al micidiale bacillo ad Alghero. Dalla città catalana il morbo dilagò, mietendo vittime in tutta l'Isola.

Cagliari nonostante tutto resistette per tre anni, anche perché un alto muraglione di fango impastato con paglia fu eretto intorno alla città. Soldati e volontari armati e a cavallo sorvegliavano costantemente le mura, nel tentativo di impedire l'ingresso a uomini e merci portatori del letale flagello. Ma nel 1655 la peste dilagò, e Cagliari come tutta la Sardegna visse la stessa terribile situazione di Milano, colpita dall' epidemia descritta nei Promessi Sposi da Alessandro Manzoni. Devastati dalla peste, migliaia di cittadini morirono fra atroci dolori. Fu allora che i cagliaritani invocarono la grazia di Sant'Efisio, mentre la città era sempre più sconvolta, anche per l'emozione scatenata dalla morte dell’ arcivescovo Bernardo de la Cabra, vittima forse di un eccesso di vanità: sembra che la causa della sua morte sia stata una pelliccia di ermellino arrivata da Dolianova, un centro agricolo vicino a Cagliari, nella pelliccia si nascondeva il bacillo della peste, e l'arcivescovo, infettato, morì.

                      

In realtà la processione dedicata a S. Efisio esisteva già prima della peste del 1652, ma dopo il voto fatto dalla cittadinanza la processione divenne "la Festa" per eccellenza, coinvolgendo non solo Cagliari e Pula ma anche tutti i comuni della Sardegna.

La festa religiosa dura quasi una settimana, dallo ingioiellamento della statua del santo, alla grande processione del primo maggio con la tipica sfilata dei costumi di tutta la Sardegna; le caratteristiche traccas (carri tirati dai buoi), e naturalmente la carrozza con il santo, che sarà trasportata fino a Pula e Nora per fare ritorno a Cagliari il 4 maggio.

Migliaia di uomini e donne nei tradizionali costumi giungono dall'intera Sardegna alle prime luci dell'alba per una processione che partirà a mezzogiorno. Indossano costumi antichi per celebrare Sant'Efisio, in un clima nel quale sacro e profano convivono, Le due anime di Cagliari si incontrano intorno alla Festa di Maggio.

Nella storia della festa, particolarmente drammatica nella memoria resta la processione del 1943, mantenuta dai fedeli nonostante i bombardamenti. In quell'edizione, di cui esiste una documentazione filmata, la statua del santo fu trasportata in un camioncino del latte fra le strade della città sventrata dalle bombe.

                  

In tempi più recenti la festa divenne "sagra" a causa dell'incombere del turismo, che portò gli sfilanti a dimenticare lo spirito religioso dell'evento per trasformarsi in commercianti di prodotti tipici. Recentemente però, grazie alle pressioni fatte dalla Confraternita del Gonfalone, responsabile del mantenimento del voto, la nomenclatura ritornò quella di "Festa".

 Un'altra minaccia al mantenimento della processione, la festa la subì in piena bufera da BSE, per cui si parlò di eliminare le caratteristiche traccas tirate dai buoi ma, fortunatamente, la festa si svolse come al solito e i bovini rimasero.

La Leggenda

Tra leggenda e fede la storia del martire Efisio si lega a quella della Sardegna da ben diciassette secoli.

Il fascino delle leggende stà proprio l'impossibilità di separare la storia dal mito. Così è anche per Sant'Efisio, soldato romano morto martire nel terzo secolo del quale in realtà si sa ben poco.

Documento fondamentale per la leggenda è la Passio Sancti Ephisii scritta da un certo presbitero Marco, che però, pur dicendo di essere stato testimone del martirio del santo, riferisce alcuni dati che fanno ritenere agli storici che il documento risalga a un epoca ben più tarda.

Secondo il documento, Efisio nacque a Gerusalemme nella seconda metà del III secolo d.C. Ufficiale sotto Diocleziano fu mandato dall'imperatore in Calabria per perseguitare i cristiani. Ma ad un certo punto Efisio ebbe in visione Cristo e si convertì, a testimonianza della visione gli rimase impressa una croce sulla mano destra. Giunto in Sardegna per combattere i barbaricini, Efisio diede prova della sua conversione, tanto che l'imperatore, dopo aver tentato invano prima con promesse e poi con torture di far abiurare il futuro santo, ne ordinò la morte per decapitazione, a Nora il 15 gennaio 303.

Il capitolo fondamentale della storia del santo però arriva tredici secoli dopo la sua morte, e precisamente nel 1656, quando, dopo quattro anni di peste i cagliaritani si ricordarono che S. Efisio prima di morire aveva chiesto a Dio di proteggere la popolazione dalle malattie.

                        

Cessata miracolosamente la peste, la popolazione, fece il voto di portare ogni anno per la festa del santo un suo simulacro dalla chiesa a lui dedicata a Cagliari fino a quella sorta sul luogo del suo martirio a Nora.

A continuare il voto, si occupa oggi con grande zelo la confraternita che i cagliaritani chiamano molto semplicemente "di Sant'Efisio", ma che in realtà si chiama "Arciconfraternita del Gonfalone sotto l'egida di Sant'Efisio", che si occupa non solo di preparare e portare la statua in processione a maggio, ma custodisce i simulacri e i preziosi gioielli del santo, e organizza la processione del lunedì dell'angelo. Infatti a Sant'Efisio, oltre che per la liberazione dalla peste, i cagliaritani devono un altro miracolo. Nel 1793 infatti la città lo invocò per proteggersi dai cannoni della flotta francese che intendeva conquistare l'isola.

 L'arcivescovo, Filippo Maria Melano, decise di guidare una solenne processione, e ancora una volta Sant'Efisio lasciò la chiesetta di Stampace e venne portato sul mare.

Il 22 gennaio, la statua è sui moli del porto, seguita dal popolo in preghiera. Dopo poche settimane, nella notte fra il 17 e il 18 febbraio, una violenta libecciata provoca il panico nella flotta francese assediante. Molte navi rompono gli ormeggi, altre addirittura affondano.

La flotta dell'ammiraglio Truguet lascia Cagliari, e l'arcivescovo emana un decreto in virtù del quale, ogni Lunedì dell'Angelo, il giorno dopo Pasqua, la statua di Sant'Efisio deve essere portata solennemente in processione fino alla cattedrale, dove viene celebrata una messa di ringraziamento. Il santo ascoltò le preghiere e i francesi furono sconfitti. Questi i motivi della processione di pasquetta fatta dalla confraternita.

E, proprio la confraternita è stata testimone della travagliata storia delle spoglie del santo, che trafugate da Nora nel 1088 dai Pisani, furono restituite in parte, una prima volta nel 1597, con una reliquia che poi venne perduta, e poi una seconda volta nel 1886 grazie agli sforzi dell'allora arcivescovo di Cagliari. Da quell'anno una parte dei resti del santo riposa sull'altare maggiore in cattedrale.

La Sfilata

 Quattro giorni dedicati a una festa che si ripete puntualmente da tre secoli e mezzo, la festa di Sant'Efisio, è un appuntamento con la spiritualità e le tradizioni della Sardegna.

L'inizio ufficiale è il primo maggio quando il cocchio dorato va a prendere la statua di S. Efisio nella chiesetta di Stampace, parte così la festa; nata nel 1656 per ringraziare il Santo di aver fermato la pestilenza che aveva decimato la popolazione di Cagliari, da allora, la processione è stata ripetuta tutti gli anni.

Una festa che mantiene tutto il suo spirito religioso con la processione di mezzogiorno, quando sfilano le tradizionali traccas.

            

La parola è probabilmente una sardizzazione dell'antico toscano trabacca. Era il carro agricolo che i contadini arricchivano con quanto avevano di meglio in casa quando si recavano alle feste, una sorta di casa semovente, una roulotte della società agropastorale. Nelle Traccas si alloggiava, ci si nutriva, si dormiva. Ora, rappresentano qualcosa di simile a un museo mobile della cultura contadina.

Alle 10,30 da secoli i caratteristici carri trainati da buoi, le Traccas, giungono in via Roma con il loro bagaglio di musiche, canti e cultura popolare. I carri che mescolano i sapori e la vita dei contadini e degli agricoltori del campidano aprono come ogni anno, con i loro colori, la processione in onore di Sant'Efisio.

I carri sono accompagnati dai rappresentanti di tutti i comuni della Sardegna, con i loro caratteristici costumi, seguiti dai cavalieri campidanesi e dai miliziani a cavallo, scortano il santo i rappresentanti dei quattro quartieri storici di Cagliari: Marina, Stampace, Villanova e Castello. Vengono poi Is Dottoris, ovvero membri dell'antica guardia scelta, un tempo rappresentati dai notabili della città, e il terzo guardiano che porta lo stendardo dell'Arciconfraternita.

In frac e cilindro con il caratteristico medaglione detto "toson d'oro" arriva l'Alter Nos, rappresentante un tempo del re e oggi del sindaco, seguito dal cappellano, dai membri dell'arciconfraternita e dai suonatori di launeddas. Infine, la statua di Sant'Efisio, adeguatamente vestita e  addobbata di gioielli, trainata dai buoi nella sua carrozza.

Parte la processione più lunga del mondo, all'uscita da Cagliari inizia un'altra sagra, meno luminescente e colorata, più contrassegnata da momenti di devozione e preghiera. Concluso il percorso urbano, il cocchio, seguito dalla presidenza dell'Arciconfraternita e delle autorità religiose, con il seguito di traccas e gruppi in costume arriva a Giorgino, il santo indossa abiti più semplici, ed il viaggio continua con alcune soste fino a Nora dove viene accolto a suon di launeddas e rimane fino al 4 maggio, quando ritorna facendo il percorso inverso. Toccherà alla confraternita, ai miliziani e ai rappresentanti delle autorità politiche accompagnare la statua nell'ultimo tratto, dalla chiesa di Giorgino fino alla chiesa di Sant'Efisio a Cagliari.

             

Minore gloria c'è invece per le altre due statue conservate nella chiesa. Ce n'è una assolutamente sfortunata, al punto di essere chiamata Sant'Efis sballiau, cioé sbagliato. E' forse la più antica, ma anche la più modesta delle tre, almeno in apparenza. Si è sempre ritenuto fosse stata costruita in gesso, ma recenti indagini non escludono che sotto materiali poco pregiati si nasconda una statua lignea. Raffigura il santo vestito di una tunica romana, con la palma del martirio nella mano destra e la croce impressa nel palmo della mano sinistra. Il suo sconosciuto autore ha invertito l'ordine, perché la croce venne impressa sulla mano destra al momento dell'apparizione divina al guerriero romano. Per questa ragione, gli stampacini, gli abitanti di Stampace, chiamano questa statua Sant'Efis sballiau.

Lo si può osservare in una nicchia alta dell'andito che conduce alla sacrestia, un pò in disparte. Grande prestigio gode invece il Sant'Efisio opera dello scultore Giuseppe Antonio Lonis, personaggio sanguigno e litigioso, che nel Settecento diede al martire cristiano le fattezze della sua storia leggendaria, quelle di un guerriero romano armato di elmo e corazza.

Decisamente corrisponde al militare romano della tradizione più di quanto non faccia il giovane gentiluomo spagnolo che ogni Primo di Maggio viene portato in processione a Nora.

Il Sant'Efisio dello stampacino Lonis, originario di Senorbì, un centro a trenta chilometri da Cagliari, non ha avuto però fortuna: il primo maggio sta in chiesa. Ha avuto tuttavia per oltre duecento anni l'onore di uscire da Stampace ogni Lunedì dell'Angelo, il giorno dopo Pasqua, per recarsi in Cattedrale, su nell'antico quartiere pisano di Castello, fra torri e antiche vie di quello che fu il borgo medioevale. Lì la statua del Lonis viene portata in processione per celebrare la protezione offerta dal Santo alla città nel 1793, allorché la flotta francese che bombardava Cagliari venne sgominata da una tempesta.

A Sant'Efisio Cagliari dedica anche, in ricordo del suo martirio a Nora, il 15 gennaio del 303, la festa più antica delle tre dedicate al Martire Guerriero.