
Se volessimo seguire le tracce lasciate dagli antichi romani in Brianza, potremmo intraprendere un breve viaggio immaginario lungo le strade che a quei tempi la attraversavano.
Le vie seguivano spesso un confine naturale: correva lungo il Seveso la strada da Milano a Como e per un ultimo tratto lungo l'Adda la strada che da Milano arrivava a Olginate; chiudeva infine questa sorta di triangolo l'importante via che da Como, passando per Olginate, portava nella Venetia.
All'interno di questi confini si sviluppava una rete interna, parimenti importante per l'individuazione dei siti archeologici.
Fra le testimonianze più interessanti incontriamo i ponti che, anche se rimaneggiati o riedificati nel corso dei secoli, conservano tuttora delle caratteristiche che ne denunciano l'origine.
A Monza si trova il ponte de Arena, chiamato così per le sabbie del Lambro, e non per la vicinanza di un antico anfiteatro. Sebbene sia stato ricostruito nel 1838 (un disegno testimonia la costruzione preesistente), mostra ancora la struttura originaria che, per la mole e il tipo di costruzione, e da attribuirsi al periodo romano.
Della stessa epoca è probabilmente anche il ponte di Vimercate, allora vivace centro commerciale, come attesta lo stesso nome Vicus Mercati.
Tuttavia l'unico ponte inequivocabilmente romano è quello di Olginate, passaggio cruciale fra la Transpadana e la Venetia. Oggi, nei periodi di magra dell'Adda, è possibile vedere le antiche pile, purtroppo molto danneggiate dalle forti correnti del fiume.
Proseguendo il cammino alla ricerca di antiche tracce troviamo diverse aree in cui gli scavi hanno portato alla luce epigrafi, tombe, vasi in terracotta di diversa foggia, oggetti ferro e di bronzo, come l'elegante stamnos (vaso panciuto a due anse) campano del IV° secolo a.C. rinvenuto a Bruzzano, urne cinerarie, ampolline (tutti oggetti appartenenti in genere a corredi funebri), arette, cippi miliari.
Tra le località più fertili di ritrovamenti ricordiamo Intimiano, dove sono state rinvenute 45 tombe - una vera e propria necropoli - e numerosi corredi funebri; ancora tombe e corredi ha fornito la zona fra Renate e Cassago.
Per ciò che riguarda in particolare Monza è degno di nota il sarcofago "di Audasia", usato in passato come custodia del Tesoro (per questo motivo furono quasi del tutto cancellate le iscrizioni romane, che ora si leggono a malapena); risalente all'età Flavia (I° secolo d.C.), è un lavoro accurato e pregevole nei fregi a festone che ornano le due testate.
Infine spicca tra le altre opere d'arte romana del patrimonio monzese il prezioso Dittico di Stilicone (circa 400), il pezzo più antico del Tesoro del Duomo.