Roma vive ancora nelle antiche pietre
Quale meraviglia poteva suscitare in un muratore del XII° secolo addetto al cantiere della basilica di Agliate imbattersi in un antichissimo cippo miliare romano o in una stele? È probabile che questo genere di ritrovamenti, nemmeno tanto infrequenti, non destasse molto scalpore, se poi il cippo era utilizzato per costruire una colonna oppure veniva inglobato in un muro. Entrando nella bellissima basilica romanica di Agliate osserviamo le colonne del filare sinistro: la prima colonna è costituita da un miliario romano, mentre nella penultima c'è un elegante capitello che risale al I° secolo d.C.; gli otto delfini che reggono l'abaco e il tridente fanno pensare alla colonna di un ninfeo o di un sacello di Nettuno.
Un miliario romano utilizzato come colonna nella basilica di Agliate.
Il campanile romanico della basilica altomedioevale di Sant'Eufemia a Incino è stato costruito usando come pietre angolari alcune arette romane, e in due di queste è visibile l'iscrizione. Ancora, nel campanile della parrocchiale di Castelmarte è murata una stele del I° secolo con tre busti resecati; i volti dalle fattezze piuttosto grossolane ci dicono che si tratta di un esemplare provinciale, notevole documento del gusto locale, lontano dagli influssi classici che caratterizzano l'arte della capitale.
Questi sono solo alcuni esempi di quanto un gesto casuale, o forse la volontà di nobilitare un edificio con un "pezzo antico", siano stati preziosi per salvare parte di un patrimonio che spesso l'incuria, il disinteresse, l'ignoranza senza colpa hanno irrimediabilmente perduto.