I Mamuthones

Testo di Franco Sale

La Sardegna è la regione italiana più ricca di tradizioni e usanze popolari e folcloristiche, nella zona interna più precisamente a Mamojada, in pieno centro della Barbagia di Ollolai, si conserva l'antichissima tradizione dei "mamuthones" e degli "issohadores" uno dei rituali più arcaici, risalenti secondo alcuni studiosi, ad epoca nuragica o prenuragica.

Mamojada ha avuto il primo insediamento nell'attuale rione di San Giuseppe, nei pressi di una fonte valorizzata dai romani, tuttora esistente e denominata Mamujone.

Se si osserva bene l'accostamento dei nomi, si nota la metamorfosi del cambiamento Mamujone-Mamujada-Mamojada, che porta chiaramente ai mamuthones.

Qui sopravvive ben conservata l'apotropaica tradizione dei mamuthones è degli issohadores, anche se col tempo, come in tutte le cose vi sono stati molti cambiamenti.

I Mamuthones col loro abbigliamento e comportamento svolgono in forma teatrale il loro rituale, che eseguono danzando, imprimendo e trascinando i la gente in una grottesca ed affascinante frenesia.

Gli Issohadores hanno altri compiti, sono più signorili quasi moderni, hanno la funzione di protezione e di controllo, quasi a delimitare un recinto nel corteo, sono certamente le figure che hanno subito più di altri le trasformazioni del vestiario, accumulando e assorbendo le modifiche dei costumi.

La vestizione dei Mamuthones inizia con l'indossare il velluto, "su belludu", gli scarponi di campagna "sos husinzos" scegliere e mettersi la mastruca di pecora nera "sas peddhes" nel sistemare i campanacci "sa carriga" rispettando la composizione armoniosa che viene posta sulle spalle.

Prima della vestizione, nei partecipanti nasce eccitazione generale, come se si dovesse partecipare ad un evento straordinario, l'agitazione è presente durante tutta la vestizione, aumentando quando si inizia la manifestazione e raggiunge il suo apice durante il rituale di scrollamento agitando con le spalle i campanacci con tanto vigore come se si volesse scaricare tutta la tensione fino a quel momento accumulata.

L'operazione della vestizione viene eseguita da due persone, una cura la vestizione delle cinghie davanti ed l'altra dei campanacci sulla schiena, si inizia con le prime due cinghie "sas rughes" poste a croce sulle spalle e sul petto, la terza cinghia incrocia a sua volta con le prime due, mentre le altre quattro vengono poste una dopo l'altra sotto le prime tre, per poi passare le cinghie sotto le ascelle ed intibbiate davanti sul petto, qui terminata l'operazione dei campanacci, vengono appese le bronzine "sas hampaneddhas" mentre nella schiena per tenere uniti i campanacci viene passata una corda di cuoio fine "sa trava" quindi s'indossa la maschera nera "sa bisera" il berretto "su bonette" sopra viene sistemato il fazzoletto del vestiario femminile "su muncadore" terminando così la vestizione ( si racconta che il vestiario femminile veniva indossato per scacciare il malocchio, così come nel rituale si esorcizzava anche l'allontanamento degli spiriti maligni), questo è certamente l'elemento determinante di tutta la vestizione.

La vestizione degli Issohadores è meno complessa e non serve l'aiuto di nessuno, anzi il loro primo compito è aiutare nella vestizione i Mamuthones, iniziano inumidendo le funi di giunco "sa une de resta" o "soha" le fanno roteare per farle prendere una forma omogenea e facilitare il lancio durante il rituale, le "sohe" originali erano fatte di cuoio crudo ammorbidite dopo una lunga lavorazione, oggi non vengono più usate sia per la pesantezza e rigidità, sia perché per formare il cappio veniva inserito un anello di ferro per facilitarne il lancio, risultava pericoloso per chi veniva preso, poi si indossano i pantaloni bianchi "su carzone" e le calze di orbace "sas carzas", la camicia bianca priva di colletto "sa hamisa", il corpetto rosso del costume sardo "su guritu", la berretta sarda "sa berritta" sopra di essa viene posto un fazzoletto colorato che viene annodato sopra la testa, quindi si indossa una collana di cuoio lavorato ed ornato con broccato di traverso dalla spalla destra verso il fianco sinistro, ornata con dei campanellini "sos sonajolos" la collana termina con uno scialle triangolare legato sul fianco sinistro che scende lungo il ginocchio destro "s’issalletto", anche qui come nei mammuthones è presente un indumento femminile "s’issalletto" annodarlo al rovescio, a Mamojada ma anche in tutta la Sardegna serviva e serve tuttora per combattere il malocchio "sa medihìna de s'ocru malu".

Durante l'esibizione i Mamuthones, sono mediamente dodici, come i dodici mesi dell'anno, si schierano in fila per sei, mentre il numero degli Issohadores è di otto ma può essere superiore.

Il "passo" dei Mamuthones è molto lento, marcato e pesante dovuto all'abbigliamento e al considerevole peso dei campanacci, iniziano "suonando" "sa carriga", i Mamuthones si froteggiano partono col piede sinistro in avanti, retrocedono, lasciando il piede destro in avanti scrollando violentemente le spalle, si effettua un salto verso l'esterno, poi verso l'interno e di nuovo verso l'esterno mentre si scrolla violentemente le spalle per far suonare i campanacci, ad un segnale del issohadore si fanno tre salti in corrispondente ad un passo normale "sa doppia" o "hòntra hòrfu". L'andatura degli Issohadores è più sciolta e leggera, eseguono anch'essi dei saltelli, sincronizzati con i mamuthones, il loro compito oltre che alla protezione dei Mamuthones è nell'indirizzare "sa soha" verso il pubblico preferibilmente femminile, e usanza che coloro che vengono catturati debbano pagare un pegno.

La storia dei Mamuthones, e cosparsa da varie ipotesi dagli, tra le più accreditate è quella che accosta l’uomo all’animale, l'abbinamento uomo-animale è determinato anche dal vestire "sas peddhes" mastruca e dai campanacci "sa carriga" di varia misura, (da pecora e da bue) e dal modo in cui vengono eseguiti i movimenti.

Questi elementi si collegano all'antico mondo agro pastorale, era il rituale di una cerimonia religiosa pagana, veniva eseguito per ringraziarsi le divinità, e per allontanare gli spiriti maligni dalla persone e dagli armenti, si suppone che venisse praticato per propiziare la natura; a settembre " hapidanni" inizio dell’anno agrario, in primavera per il raccolto, ideale collegamento alla stagione che muore e contemporaneamente rinasce.

In questa allegoria i Mamuthones rappresenterebbero gli animali mentre gli Issohadores i mandriani.

La figura del Mamuthone è rimasta sostanzialmente uguale nel tempo, mentre gli Issohadores sembrano figure che si sono successivamente aggiunte. In quanto la diversità fra i Mamuthones e gli Issohadores è evidentissima; gli Issohadores non usano ne maschera ne sonagli ne mastruca, ma solo dei piccoli sonagli e la "soha" che richiama il vestiario dei guerrieri bizantini prima e spagnoli poi.

La figura predominante della rappresentazione è sempre il Mamuthone, pur conscio della fatica che si deve sopportare durante il rituale, mai abbandona "sa carriga" per indossare i panni dell'issohadore. Ricordo il capo carismatico "Ziu Costantinu Atzeni" quando insegnava "su passu" e si accorgeva che un nuovo pretendente "Mamuthones" non riusciva a eseguire con destrezza il "passo" veniva convinto a fare l'Issohadore gli diceva con tono pacato ma fermo "tu non puoi fare il Mamuthone".

"Apo postu a vàrdare unu Mamuthone" questo vecchio detto popolare della cultura agro pastorale dell’Isola, stà a significare che il Mamuthone era un guardiano, controllava le greggi e i poderi vestito da Mamuthones, quando si ravvisava un pericolo scrollava violentemente le spalle per incutere timore, se il pericolo persisteva scrollava i campanacci eseguendo "sa doppia", era il segnale di pericolo, era quindi una figura fondamentale per la comunità, i raccolti e il bestiame.