"Sos  Merdules" e "Sos Boes"

I "Boes e Merdules" sono maschere tipiche del carnevale di Ottana, un paesino in provincia di Nuoro da cui dista poco più di 20 chilometri, all'inizio della valle del Tirso e ai margini della Barbagia di Ollolai.

I "Boes e Merdules" rappresentano un bue e il suo padrone. Riassumono l’antica vita nel piccolo centro, quando possedere un giogo di buoi era quasi tutto, se non proprio tutto, significava comunque essere benestanti.

Il radicale mutamento del modo di vivere non ha però intaccato la tradizione delle maschere lignee dei "Boes e Merdules".

"Sos Boes" indossano pelli di pecora bianche e portano sul viso "Sas Carazzas", maschere in legno raffiguranti bovini fornite di corna più o meno lunghe; tali maschere , lavorate ad intaglio, mostrano una stella sulla parte frontale e due foglie lungo gli zigomi.

Indossano inoltre, a mo di bandoliere, circa 40/45 Kg. di campanacci agganciati su una cinghia in cuoio posta sulla spalla, detti "Sonazas".

Sos Merdules, rappresentano l’uomo; vestono con pelli bianche o nere ed indossano maschere in legno, spesso sono deformate rappresentando così la fatica del vivere quotidiano, hanno in spalla "Sa Taschedda" simile ad uno zaino in cuoio, che in passato serviva a contadini ed allevatori per conservare i viveri quando si recavano a lavorare nei campi.

La figura del Merdules tramite il suo rituale rappresenta la continua lotta fra l’uomo e l’animale, atta a stabilire il predominio del primo sul secondo.

"Sos Boes" hanno un'andatura saltellante e cadenzata, nel loro incedere capita che si sdraino per terra inscenando una sorta di ribellione ai comandi di "Sos Merdules", che con in mano "Sa Socca", un lazzo in cuoio o un bastone, per guidare e controllare "Sos Boes".

Per realizzare le maschere, viene usato prevalentemente il legno del pero selvatico per la sua leggerezza e la pressoché mancanza di venature e nodi. La stella che viene scolpita sulla fronte del "Boe" è di buon auspicio mentre per la figura del pastore "Su Merdule" detto anche "Su Gobbeddu" (il gobbo) si tende a farla il più possibile brutta e deforme in modo da spaventare gli spiriti maligni allontanando così le sventure e propiziando la bella stagione.

Un’altra figura importante e sempre presente nelle sfilate è la maschera della "Ilonzana", raffigura una vecchietta gobba, che gira per le vie del paese tutta vestita di nero.

La "Ilonzana" fila continuamente la lana minacciando di tagliare il filo che pende dalla conocchia, se non si e gentili e generosi con lei. (Il filo di lana rappresenta la vita, qualora venisse tagliato porta sventura).

Se ci si trova per le vie di Ottana nel periodo del carnevale, l’usanza vuole che chi viene catturato da un gruppo di "Merdules" viene rilasciato solo dopo aver offerto da bere.

"Sa Sartiglia".

Ad Oristano l'ultima domenica e martedì di carnevale si corre «Sa Sartiglia ». Questa manifestazione organizzata dai Gremi di San Giovanni "Agricoltori" e di San Giuseppe, "Falegnami" è assurta da diversi anni, anche per merito della ProIoco, alla ribalta del folklore e della tradizione nazionale ed internazionale. La Sartiglia di Oristano fu istituita nell'anno 1543 ad opera di un canonico arborense, tale Giovanni Dessì

La corsa alla stella, come comunemente viene chiamata, consiste nell'infilzare una stella che ha al centro un foro del diametro di cm. 2 con una spada dal cavaliere che galoppa su un focoso destriero.

La manifestazione inizia con la vestizione di un cavaliere scelto dal direttivo di ogni Gremio. La vestizione segue un particolare rituale in quanto il cavaliere o "su Compunidori" viene issato su un tavolo, dal quale non potrà più toccare terra fino alla fine di "sa Sartiglia" e agghindato con un costume tradizionale poi gli viene applicata sul viso una maschera di cera o di legno a seconda del Gremio che organizza la manifestazione.

Dopo la vestizione si forma il corteo che attraversando le vie cittadine giunge al Duomo, dove al termine del vespertino inizia la corsa.

Al termine delle corse il corteo si trasferisce in via Mazzini dove i cavalieri faranno sfoggio della loro abilità eseguendo acrobazie sui cavalli lanciati a corsa sfrenata.

I Mamuthones e gli Issohadores

I Mamuthones di Mamoiada, un paese del nuorese al centro della Sardegna sono oramai diventati il simbolo del carnevale barbaricino. Il carnevale mamoiadino e una delle manifestazioni folcloristiche più antiche di tutta l'isola.

Al corteo che, durante il carnevale si snoda per le strade di Mamoiada, partecipano due tipi di personaggi, i Mamuthones e gli Issohadores (o Issoqadores). I primi disposti su due file di dodici o quattordici componenti procedono con un passo fortemente cadenzato, alternato da saltelli, seguendo il ritmo dei numerosi campanacci ovini e bovini, di varie dimensioni (che complessivamente possono pesare oltre 30 Kg.), vengono portati sulle spalle e al collo.

Una maschera di legno di fico intagliata in una triste smorfia di colore scuro copre il viso, sono vestiti con una giubba di pelle ovina indossata al rovescio.

Gli Issohadores, in genere otto o dieci elementi, disposti dietro ed ai lati del corteo, come se dovessero controllare i Mamuthones, cercano di catturare con la "Soha" (lazzo) gli spettatori; coloro che vengono catturati per essere liberati devono offrire da bere, gli Issohadores, sono vestiti con un corpetto maschile e femminile indossato al rovescio ed uno scialle femminile annodato alla vita e con una maschera solitamente chiara che gli copre il viso.

Difficile dare un significato ad un rituale che si perde nella notte dei tempi: alcuni lo riconducono ad un rito contro gli spiriti contrari alla germinazione; altri lo collegano al presunto rito nuragico "sacrificio degli anziani" dove i vecchi, non più abili alla transumanza delle greggi, venivano legati e portati in sacrificio; altri ancora lo riconducono ad una memorabile vittoria dei Sardi sui saraceni, dove appunto i Mamuthones rappresentano i mori portati in segno di scherno per le strade del paese,

Quest'ultima ipotesi si pensa sia la più accreditata ma, in ogni caso si tratta di supposizioni largamente ipotetiche.