
Il visitatore che si prepara a scoprire le bellezze della Sardegna deve volgere assolutamente uno sguardo, almeno per un attimo, al suo Ambiente Naturale e al suo Ambiente Umano, allo scopo di consentire una migliore comprensione delle cause che, nei secoli hanno plasmato le molteplici caratteristiche della realtà sarda, così diverse dal solito e così particolari ed è per questa ragione che diamo una breve ma orientativa descrizione della Sardegna in generale.
Chi vuole accostarsi ai suoi segreti non avrà sicuramente problemi a trovare luoghi incontaminati e solitari, chiese affascinanti senza traccia di altri visitatori, nuraghi svettanti su una campagna meravigliosa , e ciò in ogni angolo del territorio il compito di questo nostro lavoro gli permetterà di raggiungere e visitare le zone più interessanti, nel più breve tempo possibile, oltre ché nel modo migliore.
Per preparare il visitatore ad "un viaggio d’ambiente" fra gli incontaminati mondi dell’isola si rivela indispensabile accennare, come facciamo di seguito all’ambiente naturale a all’ambiente "umano" dell’isola, poiché in pratica deriva proprio da questo affascinante ed indiscutibile rapporto l’origine stessa della "sardità".
Le Domus
Appena più piccola della Sicilia, la Sardegna è la seconda isola del mediterraneo per estensione, ma è anche un "mini-continente" per le notevoli varietà di ambienti naturali e umani che la caratterizzano.
Secondo la leggenda il Creatore la "assestò" con il suo piede, dandole l’impronta di un sandalo: ichnusa e sandalyon sono infatti i suoi nomi più antichi, attribuitigli da greci e fenici.
La conoscenza della Sardegna da parte di un gran numero di visitatori si risolve quasi sempre in poche frasi che sono poi altrettanti luoghi comuni : l’isola dei pastori, dell’Aga Kan e della costa Smeralda, dei nuraghi, dei fichi d’india, dei "mamuthones" (le maschere carnevalesche di Mammoiada), e naturalmente, "l’isola dei Banditi"
Da queste definizioni sfuggono però i sempre più numerosi "turisti intelligenti" desiderosi di "vedere" ma anche di "comprendere" una così varia realtà.
I mamuthones
Il viaggiatore che vuole conoscere l’isola, fin dal primo impatto con la terra sarda deve capire che il viaggio di scoperta è un "viaggio d’ambiente" inteso soprattutto come continua visione di incontaminati ambienti naturali: spiagge deserte e immense, isolette selvagge,boschi e macchie a perdita d’occhio, prati delimitati da muretti a secco, rare casette coloniche, animali al pascolo, distese di colline la cui altezza raggiungerla in media i 700 metri, ma che si rivelano spessissimo impervie e scoscese come vere montagne; in più, quasi ovunque, affiora la viva roccia a dare un’impronta inconfondibile al paesaggio, nelle immense distese della solitaria campagna.
Al limite, si potrebbe dire che il paesaggio sardo subisse maggiormente l’impronta dell’uomo nell’antichità: infatti ecco un altro mondo,ancora di pietra e ancora di grande effetto, quello dell’archeologia, con le sue costruzioni straordinarie, i nuraghi, considerati a ragione una delle più "visibili" espressioni architettoniche della preistoria mediterranea: queste grandi torri, anche se spesso in rovina, provocano indubbiamente una continua emozione, con la loro mole possente, antica di 3000 anni, e soprattutto con la loro assidua presenza.
I Nuraghi
Ma riguardo alle opere dell’uomo notevole interesse rivelano anche dal punto di vista artistico, le chiesette in stile romanico: nell’isola ne sono rimaste oltre un centinaio, con una "concentrazione" che si riscontra solamente nella Toscana, nell’alto Lazio e nell’Umbria.
Il loro numero è dovuto principalmente alla povertà delle zone interne ed all’isolamento che, dopo il fervore religioso dell’anno Mille e dopo l’arrivo delle varie congregazioni di monaci dalla penisola e dalla Francia, limitò la sostituzione dei vecchi edifici eclesiastici con quelli dei nuovi stili post-mediovali, i cui influssi peraltro giunsero in Sardegna piuttosto affievoliti e sempre con uno scarto temporale quasi incredibile al giorno d’oggi. Infatti arti e stili si diffusero addirittura qualche secolo dopo rispetto al continente europeo dove, nello stesso periodo, erano già soppiantati da altri. Ma tutto ciò è perfettamente giustificato dal fortissimo isolamento geografico ed economico, causato a sua volta dalla distanza esistente con la madrepatria di allora, la Spagna.

La Sardegna rivela dunque una serie di peculiari aspetti, un mondo da scoprire, assimilare e comprendere, un mondo di "cose uniche", che ancora si perpetuano in perfetto ma ormai (sempre più spesso) in precario equilibrio tra la natura e l’uomo.
Vale la pena di spendere anche in questa sede due parole sul rispetto ecologico che è dovuto a questa terra straordinaria, dove molti aspetti naturali scomparsi nelle altre regioni italiane si sono potuti miracolosamente conservare: coste solitarie, montagne, foreste mediterranee, animali rari e piante endemiche (cioè particolari ed esclusive di determinate e spesso ristrette zone), vasti paesaggi dove ancora l’uomo si inserisce armonicamente col suo lavoro, spesso duro e ingrato (come quello dei pastori).
Poiana
Non ci sembra inutile dunque raccomandare al visitatore ed ai sardi stessi di non abbandonare i rifiuti sulle spiagge e sulle strade, di non tagliare gli alberi per accendere i fuochi, pericolosissimi soprattutto d’estate, a causa della facilità con cui si propagano le fiamme nelle terre secche, in particolare nel periodo più caldo dell’anno. Al contrario invitiamo i visitatori ad adoperarsi in ogni modo per proteggere la natura dell’isola, un bene (l’ambiente) che di certo non "appartiene" solo ai sardi, ma anche a tutti coloro che l’amano e l’apprezzano: lasciamo in questa terra tutt’al più l’impronta dei nostri passi, "preleviamone" solo immagini "fotografiche ad esempio", profumi, suoni e colori; la Sardegna può diventare occasione ottima per arricchire non solo la nostra cultura ma anche il nostro animo, la nostra sensibilità per le cose semplici e genuine, "pulite" se così possiamo dire, e in definitiva per arricchire la nostra stessa vita.
Ginepro

Seconda isola del Mediterraneo per estensione e densità di popolazione, la Sardegna ha una superficie di 24.089 Kmq, comprese le isole minori che numerose la circondano, e fra la quali sono da ricordare Sant’Antioco, San Pietro, L’Asinara, La Maddalena, e Caprera. Essa conserva uno degli ambienti naturalistici più importanti non solo d’Italia, ma dell’intera Europa.
Il territorio, prevalentemente montuoso, perde tale caratteristica nelle estese pianure del Campidano e della Nurra; sono imponenti alcuni gruppi di monti come quello delle Marghine, del Goceano e del Gennargentu-Supramonte presso Nuoro, ed alcuni massicci isolati come il Limbara nella provincia di Sassari; la punta Serpeddi ed il M. Sette Fratelli con il Sulcis in quella di Cagliari; il M. Ferru di Cuglieri ed il M. Arci in quella di Oristano; Il M. Ferru di Tertenia ed il bellissimo Mont’Albo ancora in quella di Nuoro.
Cavallini
L’isola è povera di acque di superficie, avendo fiumi a carattere discontinuo, con portata massima nei mesi invernali: fra questi in ordine di importanza sono il Tirso, il Coghinas, il Flumendosa, il Temo ed il Cedrino. L’unico lago naturale è il Baratz nella Nurra, ma esiste un gran numero di laghi artificiali fra cui il lago Omodeo sul Tirso, Il lago Coghinas, i laghi dell’alto e del medio Flumendosa; ugualmente molto importanti dal punto di vista naturalistico sono i vari stagni costieri, più numerosi ed estesi nelle zone di Oristano e Cagliari.Le
coste hanno la caratteristica di essere parallele nei due versanti occidentale e orientale, mentre al settentrionale Golfo dell’Asinara corrisponde al Sud l’ampio Golfo degli Angeli.Il Sopramonte
Le coste a falesia, prevalentemente calcaree, si trovano nel settore NW "zona Capo Caccia", in quello centro orientale "Golfo di Orosei" ed in quello SW "coste del Sulcis"; le altre coste (granitiche e basaltiche) in genere sono meno alte, ma spesso anch’esse poco accessibili; la loro impervia giacitura si interrompe solo nelle vaste scogliere e nelle spiagge, talvolta molto estese, che si trovano presso le foci dei fiumi e torrenti; a questi ultimi sono dovute le numerose piane alluvionali e costiere. La costa NE della Gallura, in particolare, è caratterizzata dalla presenza di numerose insenature, dovute alla sommersione di antiche valli fluviali.Il
clima, tipicamente mediterraneo, è mite d’inverno e caldo in estate: le precipitazioni sono più frequenti al nord e nel versante occidentale, ma globalmente le giornate di pieno sole variano da 200 a 230 nel corso dell’anno. I boschi coprono solo circa il 18% del territorio, a causa delle devastazioni operate nel secolo scorso, nonostante ciò l’isola è seconda solo alla Liguria per superficie boscata, e ciò grazie alla grande estensione del territorio.La
vegetazione boschiva è caratterizzata soprattutto dalla presenza del leccio e della rovella, anche se non mancano ristrette zone nelle quali è possibile individuare esemplari residui di antiche foreste dell’Era Terziaria "tasso e agrifoglio". Nelle zone costiere e nel Supramonte "zona calcarea" del settore centro-orientale" si trovano vaste distese di ginepri e olivastri; ma è di grande importanza, sopratutto per la fauna che, abbondante si rifugia, nelle immense distese cespugliose di lentischio, cisto e corbezzolo, che prende comunemente il nome di "macchia mediterranea".Il maialetto "furria furria"
La fauna comprende, in quasi tutte le famiglie, numerosissimi endemismi: tra gli ungulati ricordiamo il cervo sardo ed il muflone, animale simbolo dell’isola, introdotto in molte zone d’Europa a scopo venatorio, con esemplari catturati a suo tempo in Sardegna; numerosissimi cinghiali; tra gli altri mammiferi la volpe, la marmotta, il gatto selvatico, la lepre e il ghiro; fra i volatili il falco della regina, il falco pellegrino, l’aquila del Bonelli, l’aquila reale e l’avvoltoio grifone. Della massima importanza anche l’avifauna delle zone umide, che comprende tra gli altri i fenicotteri, il raro pollo sultano e praticamente tutte le altre specie di uccelli acquatici presenti in Europa.
Nel mare sono ben rappresentati le specie comuni nel mediterraneo, ed anche animali rari come le testuggini e la celebre, ma ormai rarissima foca monaca, localizzata nelle grotte marine della costa orientale.
Uno degli aspetti più caratteristici dell’isola è dato dai numerosissimi "nuraghi", Torri preistoriche costruite con massi rozzamente squadrati, utilizzati dai protosardi come abitazioni, luoghi di culto e fortezze tra il 1500 e il 500 a.c. Intorno ad essi sorsero numerosi villaggi, formate da tipiche capanne di pietra e frasche che, quasi uguali, sono ancora oggi costruite e utilizzate dai pastori in alcune zone dell’isola.
Di straordinario interesse sono i nuraghi complessi, fra cui Su Nuraxi di Barumini, il Palmavera di Alghero e la reggia nuragica di Santu Antine a Torralba, L’Orrubbio di Orrili ed il Losa di Abbasanta; si tratta di costruzioni con più torri, unite da muraglie difensive, precedenti l’epoca delle prime invasioni puniche, a costituire una serie di corridoi, posti di guardia e cammini di ronda, in edifici che spesso contavano molte stanze e potevano raggiungere, su tre piani, i venti-venticinque metri di altezza.
Tharos
Notevoli anche le sepolture, che si distinguono in due tipi: li "Domus de Janas" (casa delle fate), prevalentemente le più antiche, sono costituite da ambienti anche in questo caso singoli o complessi ed intercomunicanti, ma comunque di varie dimensioni, che venivano scavati nella roccia; le tombe dei giganti sono invece formate da una camera allungata, ottenuta con la disposizione ortostatica "Cioè con file di due pietre infisse verticalmente nel terreno ed una terza, sempre piatta, posta sopra" di lastre rocciose rozzamente lavorate, e precedute da un’altra stele scolpita.
Un cenno a parte meritano i templi di pozzo, nei quali si svolgevano i misteriosi riti di adorazione dell’acqua.
A testimonianza delle successive età, caratterizzate dalle invasioni Cartaginesi e Romane, rimangono infine i resti della città di Tharros, Turris, Nora e Monte Sirai dove si trovano avanzi di templi, edifici termali, abitazioni e teatri.
L’età paleocristiana è invece testimoniata dalle catacombe di Sant’Antioco, dal tempio sotterraneo di S. Salvatore di Sinis a Cabras, dalle basiliche paleocristiane di Cagliari, Cornus e Tharros.
Colonne Romane

Le più antiche chiese che si possono visitare nell’isola risalgono all’incirca all’anno 1000, e sono della massima importanza per lo studio dell’architettura romanica, sopratutto se si considera che la Sardegna è, con la toscana, la regione dove si è conservato il maggior numero di edifici realizzati in quello stile. La chiesa più importante è quella di San Saturno a Cagliari che, insieme alla basilica di San Gavino a Porto Torres, rappresentano uno dei monumenti romanici più importanti d’Italia.
Abazia di Saccaggia
Ad essi si affiancano chiese, basiliche, cattedrali e anche semplici santuari campestri; sono edifici talvolta intatti, talaltra modificati nei secoli, ma che spesso conservano eccezionali caratteristiche architettoniche: tra le più importanti ricordiamo San Sabina a Silanus, affiancata dall’anonimo nuraghe; la basilica di Saccargia a Codrongianus; S. Maria a Uta, S. Platano a Villaspeciosa, S. Pietro di Sorres a Borutta. Alcune di queste chiese, seppure limitatamente, preludono allo stile gotico, che si sviluppa in Sardegna dal XIV al XV secolo, e del quale sono esempio la cattedrale di Sassari e quella di Alghero; S. Francesco di Alghero e di Iglesias; S. Domenico di Cagliari e S. Giorgio di Perfugas.
Lo stile barocco si afferma a partire dal XVIII secolo con pochi esempi di chiese "fra le più importanti la cattedrale di Cagliari e quella di Ales", e diverse modifiche di chiese preesistenti, generalmente secentesche.
San Nicola Sassari